Approfondimento
Se l'erezione diventa una prova: la disfunzione erettile psicogena
Come aspettative, attenzione e ansia possono trasformare il sesso in una prova di prestazione.
«E se non avessi un'erezione?»
A volte è proprio da questa domanda che comincia il problema.
La disfunzione erettile psicogena viene spesso descritta come un problema “nella testa”. Ma l'erezione è il risultato di una complessa interazione tra cervello, sistema nervoso, sensazioni corporee, emozioni, attenzione e contesto. Per questo, quando durante un rapporto iniziamo a controllarla e valutarla continuamente, possiamo finire per interferire con i processi che la sostengono.
Più l'erezione diventa qualcosa da controllare, più il sesso può trasformarsi in una situazione di prestazione.
Il sesso diventa una prova
Dopo un'esperienza erettile negativa, possono comparire aspettative e interpretazioni cognitive che alimentano l'ansia. Una difficoltà occasionale può essere interpretata come la prova che succederà nuovamente; una normale variazione dell'erezione può essere letta come un segnale di fallimento; la risposta sessuale può finire per diventare una misura della propria capacità o del proprio valore.
Queste distorsioni cognitive modificano le aspettative con cui si affrontano gli incontri successivi. Il rapporto sessuale non viene più vissuto soltanto come un'esperienza di piacere, ma anche come una situazione in cui è necessario dimostrare di funzionare.
Ed è qui che può iniziare un circolo vizioso.
Lo spectatoring: osservare invece di vivere
Uno dei fenomeni più importanti è lo spectatoring, cioè la tendenza a osservare se stessi durante l'attività sessuale come se si fosse spettatori della propria performance.
L'attenzione si sposta dalle sensazioni erotiche al monitoraggio dell'erezione, del corpo e della propria prestazione. La persona controlla continuamente se l'erezione è sufficientemente rigida, se sta diminuendo o se il partner potrebbe accorgersene.
Questo monitoraggio richiede risorse attentive che vengono sottratte all'esperienza erotica.
Il problema, quindi, non è soltanto ciò che la persona pensa, ma dove dirige la propria attenzione.
Il corpo come oggetto
Lo spectatoring può riguardare anche l'aspetto del corpo e, in particolare, dei genitali.
Le preoccupazioni relative alla dimensione, alla forma o all'aspetto del pene possono favorire una forma di self-objectification, cioè la tendenza a osservare e valutare il proprio corpo dall'esterno invece di viverlo dall'interno, attraverso le sensazioni.
Durante l'attività sessuale, questo può spostare ulteriormente l'attenzione dall'esperienza erotica al controllo dell'immagine corporea e della propria performance. La persona è meno immersa in ciò che sta vivendo e più impegnata a osservare come appare.
Non significa che preoccuparsi del proprio corpo provochi necessariamente una disfunzione erettile. Piuttosto, il modo in cui il corpo viene percepito e monitorato durante il sesso può diventare parte del problema.
Ansia e sistema nervoso: quando il corpo entra in allerta
Il processo non rimane sul piano cognitivo. L'ansia modifica anche lo stato fisiologico dell'organismo.
La risposta sessuale coinvolge una complessa interazione tra sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Non è quindi corretto pensare che il simpatico sia semplicemente “nemico” dell'erezione.
Il problema può emergere quando l'ansia da prestazione mantiene il corpo in uno stato di vigilanza e allerta. In queste condizioni, l'attivazione simpatica può interferire con i meccanismi fisiologici che sostengono e mantengono l'erezione.
Il corpo si trova così in una condizione poco favorevole all'abbandono necessario all'esperienza sessuale: l'attenzione è rivolta alla possibilità che qualcosa vada storto, mentre diminuisce quella dedicata alle sensazioni e agli stimoli erotici.
Ansia, attenzione e risposta fisiologica finiscono quindi per alimentarsi reciprocamente.
Un circolo difficile da interrompere
A questo punto i diversi elementi si intrecciano. Un'esperienza negativa può generare aspettative di fallimento, queste aumentano il monitoraggio che, a sua volta, sposta l'attenzione lontano dalle sensazioni erotiche. L'ansia, quindi, mantiene il corpo in uno stato di allerta e può interferire con la risposta erettile.
Una nuova difficoltà può quindi sembrare la conferma dell'aspettativa iniziale.
La volta successiva, l'ansia può comparire ancora prima del rapporto.
Il problema non è più soltanto l'erezione.
È anche l'aspettativa che l'erezione possa venire meno.
Tornare dal controllo all'esperienza
Comprendere questo meccanismo permette di guardare alla disfunzione erettile psicogena in modo diverso.
L'obiettivo non è semplicemente “rilassarsi” o imparare a controllare meglio l'erezione. Il lavoro terapeutico può aiutare a riconoscere e modificare le distorsioni cognitive, ridurre il monitoraggio continuo e riportare l'attenzione verso le sensazioni, il piacere e la relazione.
In altre parole, si tratta di passare dal corpo come oggetto da valutare al corpo come luogo dell'esperienza.
L'erezione è una risposta dinamica: può aumentare, diminuire e tornare nel corso dell'attività sessuale. Una variazione momentanea non equivale necessariamente a un fallimento.
Paradossalmente, una parte importante del recupero può consistere proprio nel non dover più controllare continuamente se il corpo sta funzionando.
Una precisazione importante
Parlare di disfunzione erettile psicogena non significa presumere che ogni difficoltà erettile abbia un'origine psicologica. Fattori vascolari, neurologici, endocrini, farmacologici e metabolici possono contribuire alla disfunzione erettile, anche insieme a fattori psicologici. Una valutazione clinica appropriata rimane quindi fondamentale.
La componente psicologica, quando presente, non rende il problema meno reale. Mostra, piuttosto, quanto strettamente cognizione, attenzione, emozioni e fisiologia siano integrate nella risposta sessuale.
Riferimenti
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- Wyatt, R. B., & de Jong, D. C. (2020). Anxiousness and distractibility strengthen mediated associations between men's penis appearance concerns, spectatoring, and sexual difficulties: A preregistered study. Archives of Sexual Behavior, 49(8), 2981–2992. https://doi.org/10.1007/s10508-020-01753-4 DOI